San Remo

Che dire del Festival di San Remo?
Di seguito alcune considerazioni estemporanee, desiderose di commenti e confronti…

Il tema Povia è sicuramente un tema caldo, si dice che spacchi l’opinione pubblica in due, ma alla sottoscritta onestamente spacca solo una cosa, che è innominabile quì, oltre che chiaramente metaforica, dato il sesso della sottoscritta. Al di là dell’opinabile gusto nel vestire e nel pettinarsi, ciò che conta è la musica ed il testo della sua canzone, unici elementi per i quali andrebbe valutato. Anche se, il look da cattolico alternativo del nuovo millennio, che sembra porsi come esempio alla nuova generazione di rettitudine e di un certo stile moderno di fare buonismo – o qualunquismo? – onestamente è difficile da non notare.
Ci si prova a spingersi in una valutazione prettamente di contenuti e quello che ne risulta è: pare che la verità di Povia, che chiaramente è una Sua verità, finga solo e male di non erigersi a verità assoluta.
E allora, al di là dell’essere più meno d’accordo con questa verità, sarebbe più apprezzabile almeno una maggiore onestà e chiarezza di contenuto. Invece, ad un primo ascolto, ciò che sembra fare è il non dire, salvo poi contraddirsi con le inutili, accessorie coreografie del cantante fatte di ditine che timidamente saltellano nell’aria e sorrisi di chi sa di avere la verità in tasca al di sopra degli altri.
E comunque, dati i contenuti di questa verità, forse quasi quasi è meglio che se la tenga per sè, “l’illuminato”.
Di Ruggeri si segnala un certo spirito rockettaro un po’ datato ma simpatico anche se ciò che suscita maggiori commenti della sua performance è Andrea Mirò, sua compagna e maestro d’orchestra, adorabile nel suo gesto di spezzare in due le bacchette, appena inquadrata, con gesto buffo di sfida e di totale noncuranza per la “solennità” dell’esibizione sanremese.
Malika Ayane dal nome improponibile e dalla pronuncia incomprensibile, si distingue onestamente per classe e sobrietà, nonostante i suoni nasali suoi tipici che, incomprensibilmente per chi scrive, sono probabilmente i più apprezzati. Si nota una maggiore sicurezza rispetto alla partecipazione tremolante ed emozionata dell’anno scorso, frutto probabilmente di una maggiore maturità artistica nonchè umana.
La Fornaciari, se si supera il limite visivo della somiglianza fisica imbarazzante col padre, tanto da farla sembrare un Zucchero con parrucca e voce da eununco, ha una canzone che pur nelle ripetizioni, ha una bella melodia, banale, ma del tutto sanremese ed orecchiabile. Insomma, ti rimane in testa, anche perchè è fatta sostanzialmente solo dalla frase: “il mondo piange…” E va beh, evviva l’allegria, dico io!
Per il resto, Noemi si distingue per le indubbie doti vocali un po’ mascoline e per l’inespressività incredibile del suo volto, dei Sonohra no comment, Moro m’annoia e Irene Grandi avrà pure una canzone che ci spaccheranno le orecchie a furia di sentirla in radio, ma dovrebbe credo rendersi conto che ha un’età ormai e evitare di fare la teenager che ha un po’ rotto.
E Valerio Scanu? Ecco, di lui forse si può dire che ha il problema contrario della Grandi, dato che è il più giovane ma sembra il più vecchio: ma come si veste?!? Della canzone, carino che a scriverla sia un ragazzo di 20 anni, un certo Pier Davide di quest’edizione di Amici, ma sentirlo parlare di fare l’amore per tutta la canzone, mi fa un po’ sorridere, proprio lui che poverino non si capisce se abbia una sessualità e se sì, di quale sessualità si parla?!
Beh, infine, per finire in bellezza senza ironia, Simone Cristicchi viene proclamato ufficialmente il vincitore di quest’edizione di San Remo. Perchè la sua geniale “meno male che c’è Carla Bruni” suggella definitivamente la farsa della kermesse sanremese, fatta di un’aura di solennità solo apparente, di una Clerici impaiettata che presenta seria ma che c’ha ancora scritto in faccia la sua celebre frase “Non posso vivere senza cazzo” e che in diretta tv precisa ” Ho detto la do ma mi riferivo alla pubblicità, non ad altro!”
Beh, evviva Cristicchi, dico io, e speriamo che vinca. Ma senza dimenticarmi di Marco, a cui do un bel premio per la sua voce meravigliosamente isterica che nonostante la canzone, non manca di farmi venire i brividi.
In conclusione, caro San Remo,ormai con i tuoi 60 anni, sarebbe anche il caso che rimanessi un ricordo più o meno bello e che andassi definitivamente in pensione.

3 thoughts on “San Remo

  1. A parte che finchè ci saranno blogger (uhuh!) che lo guarderanno per scriverci degli articoli sanremo non morirà mai…
    E comunque salvi solo gente di amici e x-factor, se bisogna insultare tutti gli str**i presenti insultiamoli tutti, no?

  2. E allora, quasi quasi è meglio che non muoia, effettivamente.
    Ma che salvare? Salvare è un parolone, quì ci vorrebbe un miracolo!

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