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Film e Cartoni

7 Anime

Spinta dal consiglio di mia madre entusiasta, ieri ho visto  il film 7 Anime. Devo dire, che aveva ragione.

Sono irrimediabilmente attratta da tutto ciò che è emotivamente pregno, perchè è così che ne intravedo l’autenticità. Poi, mi ha fatto riflettere e io adoro pensare e interrogarmi, provare a trovare risposte.

Will Smith, come per La ricerca della felicità, dello stesso regista Muccino, è l’indiscusso protagonista, presente in ogni singola scena del film. Ed è davvero credibile nel suo ruolo drammatico, quasi fa dimenticare i tempi di Will, il principe di Bel-Air .

All’inizio la storia appare contorta e a tratti rischia di presentare il personaggio in modo “antipatico”, oltre il cinismo, sembra deliberatamente e inspiegabilmente un personaggio ostile, cattivo. Ma a poco a poco, se ne intuisce il disagio profondo, la motivazione, anche se la sua realtà viene del tutto svelata solo alla fine.

Tim, questo il suo nome, è l’incarnazione dell’espiazione volontaria, di chi è talmente e sinceramente pentito del suo peccato, che pone come unico scopo alla propria vita, quello di recuperare. E nel solo modo che crede possibile: non esiste la possibilità della convivenza costante col proprio peso di coscienza, perchè va oltre il dolore, è insopportabile. Esiste solo il rendersi pan per focaccia, fare a sè, ciò che si è fatto ad altri. Io, invece, continuo ad interrogarmi,  su quanto questo sia davvero un estremo gesto di coraggio oppure, in fondo, solo di vigliaccheria, spinta dall’idea costante che portare il dolore con sè, sia più eroico, sempre.

C’è n’è un’altra di cosa, che mi ha colpita  e che mi ha accompagnato per tutto il film, almeno fino allo svelarsi alla fine delle motivazioni del protagonista, ed è il concetto di  porre la propria esistenza letteralmente al servizio degli altri. Vivere per fare bene ad altri. Certo, è  commovente vedere far del bene e ritengo sia sempre e comunque molto giusto, perchè non ha controindicazioni mai, almeno non me ne vengono ragionevolmente in mente. Anche se, in un’altra ottica, mi sembra piuttosto un gesto autoreferenziale e mi chiedo se in fondo non lo sia sempre. Perchè fare felici, rende gli altri riconoscenti, che poi è l’unico vero modo per attrarli a sè e quindi, in fondo, per essere anche egoisti. E allora, se si fa del bene, si è davvero semplicemente altruisti?

La fotografia è bella, mai scontata e neanche i dialoghi. E la storia poteva sicuramente portare a scelte ovvie. La colonna sonora, un po’ meno azzeccata, forse poco accuratamente scelta.

Non riesco ancora a spiegarmi come sia possibile che  Baciami Ancora e 7 Anime siano firmati dallo stesso regista. Che per il cinema italiano, ormai, si debbano proporre solo film di un esistenzialismo di basso profilo, finta mal riuscita copia di quel neorealismo  viscontiano rosselliniano desichiano?

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