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Mia figlia

I traumi si dimenticano. Le privazioni anche se scelte provocano talmente tanto dolore che ad un certo punto accade che le si dimentichi, per sopravvivere.
Avevo una figlia una volta.
Non era molto grande, di piccola taglia direi, il suo pelo era nero e marrone, con un buffo ciuffo bianco sulla testa da farla sembrare vecchietta, anche se non la era.
Era sempre allegra e un po’ schizzata, lo devo ammettere, faceva le feste a tutti, e rideva spesso. Si vedeva proprio, agli angoli della bocca perchè li alzava e faceva intravedere i suoi denti e i suoi baffetti si alzavano all’insù.
Aveva anche gli occhi più dolci che avessi mai visto in un cane. Quando ti guardava, so che è una banalità, ma sembrava che ti parlasse. Spesso mi ha detto che mi voleva bene o che era arrabbiata con me, quando le mettevo il guinzaglio, anche se era rosa ed era carino perchè aveva le paillette. Ma non le importava, lei voleva essere libera, senza niente. Ed era brava, c’è da ammetterlo, perchè non scappava mai.

Camminavo per le strade e lei sempre al passo, accanto a me.
A volte mi sembrava di perderla ed urlavo chiamandola, ma invece mi sbagliavo, semplicemente non riuscivo più a vederla perchè era talmente piccola che la perdevo di vista. Poi, guardavo meglio, dietro di me, tra i piedi e lei era lì che mi guardava come a dire: ma sei scema, non mi vedi?

Quante volte mi ha accompagnato a fare la spesa, quante volte le ho parlato, da sole io e lei.
Lei sa tutto. Quando eravamo sole in casa e le raccontavo di come stavo, di come sarebbe stato difficile per me lasciare quella casa, quella vita, perchè sapevo che l’avrei persa.
Lei lo sapeva ed ho anche pianto abbracciandola, sul divano dove spesso mi si sdraiava addosso, mentre le chiedevo scusa, a modo mio. Scusa, perchè l’avrei abbandonata. Perchè non sarebbe stato più lo stesso.

Io non so quanto si tenda ad umanizzare gli animali. So per certo che si tende a farlo. Soprattutto se si è come me, tenera ed emotiva fino allo sfinimento a volte. Forse non avrà capito niente in realtà, forse davvero non mi sorrideva o non mi capiva quando piangevo o le parlavo. Mi illudo ugualmente che si ricordi di me sempre, da qualche parte del suo cervello o cuore canino e che non mi dimentichi. Mai.Perchè ero io che la prima volta l’ho portata dal veterinario, c’ero anche io quando è stata presa, ho anche io provveduto a lei nel primo anno della sua vita. E ora, perchè me lo voglio concedere, mi manca in un modo che mi manca l’aria.

Il suo nome era Tabata.

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