LeRagazzeNelloStudioDiMunari

L’ho letto.

Finalmente mi è arrivato a casa e ho letto Le Ragazze nello Studio di Munari di Alessandro Baronciani.

L’avevo comprato a Lucca Comics, un po’ alla cieca, un po’ attratta dall’idea di ricevere per posta un libro, un po’ perchè in attesa della sua pubblicazione e conseguente spedizione a casa, intanto l’autore mi avrebbe regalato una sua xilografia…ergo, non potevo resistere.

Fabio è un ragazzo come tanti, in cui mi potrei riconoscere anch’io. Ha una strana insoddisfazione per le cose che vive e che ha intorno a sè, ma è come se lo accettasse tacitamente o se comunque non riuscisse a coglierne i motivi. Fa il libraio, vende libri antichi, una passione scoperta quasi per caso, grazie ad un lavoretto estivo. Vive solo nel retrobottega del suo negozio, è  tutto concentrato in  quei piccoli spazi. Arrivato ad un punto della sua vita si ritrova a voler ripercorrere con la memoria tre relazioni  sentimentali che in parallelo ha vissuto e che contemporaneamente sono finite.

In questo déjà vu di ricordi, si intuiscono tratti diversi del protagonista, dalle diverse donne di cui è attratto, dai diversi modi che ha di relazionarsi a loro. Si intuiscono le paure anche, paure a volte di non riuscire ad esprimersi davvero, ad esprimere ciò che si vuole, avvalorata per altro dall’ incontro-scontro con l’altro che di fatto spesso non sa ascoltare o non vuole farlo.

In tutto questo è evidente, non solo dal titolo, il rimando e la celebrazione a Bruno Munari, artista e designer italiano del ‘900, che prima onestamente neanche avevo sentito nominare. È una celebrazione vivida, sincera quella che trapela  dal libro – perchè di vero e proprio libro illustrato si tratta e non propriamente di fumetto – tanto da suscitare in me la voglia e la spinta di informarmi per conoscerlo anch’io, Munari. Si deduce che non solo il protagonista della storia ma anche e soprattutto il suo autore ne sia un grande fan. Lo si capisce dai giochi ad effetti speciali della cartotecnica da lui utilizzati, le pagine trasparenti, le pecorelle da toccare, le pagine colorate a spiegare la filmografia di Antonioni, che sembrano veri e propri tributi all’artista.

Alessandro sperimenta, gioca e ci regala un libro sentito, caldo, denso di cose, col suo usuale modo di evitare troppe parole e di concentrarsi sui silenzi, gli sguardi, sulle atmosfere d’intorno. Perchè forse le parole a volte non servono davvero. A volte basta sapere guardare.

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