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Dire no

Mi è capitato di conoscere persone che riescono a dire “no” quando una cosa non fa per loro. Ma non nelle situazioni in cui un semplice no attesta un gradimento “ti piace?”, una scelta “lo vuoi?” e tutte quelle situazioni in cui in sostanza quel no, incide poco o niente sugli altri. Mi è capitato di assistere a persone in grado di dire no, in contesti scomodi, in cui quella risposta incideva e non poco anche sulla vita degli altri. Quelle situazioni in cui ci sono delle attese e la risposta “sì” non solo è richiesta e caldamente desiderata, ma la sua alternativa è fonte di scontri sicuri e di malumori, tentativi più o meno palesi di istillare sensi di colpa da parte del richiedente. Ebbene, mi è capitato di assistere a situazioni in cui quel “no” veniva espresso e mantenuto, con costanza e fermezza, al di là dei tentativi logici ed emotivi compiuti perchè si tramutasse in un “sì”. Io di fronte a situazioni di questo tipo non riesco a non provare ammirazione per il coraggio di saper esprimere le proprie opinioni soprattutto perchè scomode, ma anche rabbia, se oltre al dire no, non c’è capacità di prendere in esame, di ascolto altrui, di rettificare con argomentazioni che non siano un semplice, “no, non voglio”. Fastidio, nervosismo, collera nei confronti della persona che nega, perchè non sopporto l’ostinazione senza ragionamento, non sopporto l’incapacità di ragionare sulle cose, di valutarne pro e contro, diverse prospettive e diversi punti di vista, opposti ai propri. Almeno, questo è ciò che penso lì per lì. Mi è capitato poi di vedere gli effetti che quell’azione può avere nelle sue conseguenze. E mi è capitato di vedere come la persona che ha detto no, sia riuscita infine ad ottenere ciò che voleva, nonostante tutto, litigi, cambiamenti di rapporto degli interlocutori. Nei fatti quella persona ha ottenuto ciò che voleva. Ecco. Questo è IL PUNTO. Al di là di condividere o meno motivazioni, al di là del merito della situazione, mi soffermo sull’esito di questo meccanismo. Che è: ha ottenuto ciò che  voleva. Quindi, non posso fare a meno di domandarmi se questo sia il modo giusto di comportarsi verso se stessi. Mi hanno insegnato a valutare anche le posizioni degli altri, prenderle in esame, ponderarle nella scelta di fare o meno qualcosa che appunto riguarda gli altri e poi di avere ottenuto solo parzialmente quello che volevo. E poi invece, c’è chi sostiene semplicemente: “se dicessi sì, andrei contro me stesso” e gli capita che ottenga ciò che vuole. C’è qualcosa che mi torna poco, allora…valuto troppo gli altri e troppo poco me? Non posso non chiedermi se il livore che ho provato verso quella persona quando esprimeva il suo no, non sia invece il livore che prova una parte di me verso me stessa, perchè non sono in grado di fare come lei e di ottenere, come lei, le cose che voglio, senza impiegare ragionamenti, mediazioni faticosi. La rabbia che prova quella parte di me che non si sente ascoltata, tutelata, assecondata, appagata.

Sembra facile dire: bisogna imparare a dire di No. E’ un’idea facilmente condivisibile, spesso condivisa. Ma poi ti trovi a vivere la tua vita e ti trovi immersa in una situazione di quel tipo e finisci per dire “sì”, arrivando a dei compromessi, arrivando a mediazioni, avvalorando la tua scelta con un sacco di giustificazioni.

Ma io mi chiedo: quanto è giusto per se stessi mediare? Quanto è importante sapere dire no? E soprattutto, come  si fa davvero a farlo?!?

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