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Citazioni,  Mio

Condizionamenti

Ci sono cose nella vita che non si possono fare mai e sono forse le più importanti”.

prato

Sono anni che ho in mente questa frase e non riesco a ricordare chi l’abbia detta, né dove l’abbia sentita o letta, tantomeno il motivo per cui ciclicamente ritorni come un’epifania. Me lo chiedo tutte le volte che mi capita e non sono ancora riuscita a trovare delle risposte. Ma non c’è una volta in cui, ricordandomela, non mi interroghi sul suo significato. E il significato cambia, a seconda del momento.
Oggi, io credo che ci siano tanti motivi o condizionamenti che ci inducano a pensare che qualcosa non si possa fare. Interviene la morale del “ giusto o sbagliato”, dettata da educazione o religione, per chi ci crede.
Esiste anche il “buon senso” comune e personalmente credo coinvolga tutti, anche chi non crede in un dio o chi se ne frega di chi l’ha educato e di come.
Io non sono credente né praticante. Più precisamente, faccio parte di quella schiera di persone che credono in un’entità non ben definibile, che in qualche modo ci guida. Credo, in sostanza, che per ognuno non so perché né percome, ci sia un disegno in cui certo ci si può muovere e si può scegliere, ma che qualcosa sia già scritto. In tutto questo, i miei condizionamenti sono più spesso stati dettati dalla mia educazione, non particolarmente religiosa, ma un po’ “morale” sì. E tutto sommato, ritengo sia stato un bene.
Di fronte alle scelte nella mia vita, il mio istinto non sempre si è trovato in accordo con i dettami della mia educazione. Certo, mi sono trovata a scegliere in accordo con essi e fin lì non c’era nessun conflitto e tutto filava liscio, ma quando succedeva un’opposizione mi sono trovata a seguire la mia educazione, martoriandomi con me stessa perché non ero in fondo soddisfatta di me oppure ho scelto anche di seguire il mio istinto, martoriandomi allora per il “ senso di colpa”.
Potrei scrivere a lungo su questo sentimento, così tanto familiare per me. Mi ci sono arrabbiata a lungo provandolo, desiderando che non esistesse. Superando poi quella fase, ho imparato a riconoscerlo per quello che è, una naturale e benevola inclinazione di preservarsi verso qualcosa di “sbagliato” o “doloroso”. Ma per chi?
Ora, ho capito che lo sbagliato e il doloroso spesso lo sono più verso gli altri che verso se stessi.
Che il senso di colpa si tratta in sostanza, di una spinta verso il preservare e il non ferire l’altro, piuttosto che se stessi, o meglio, di un tentativo di andare incontro agli altri, per non avere scontri mai ed essere accettati.
Con questo ovviamente non intendo dire che tutto sia lecito e non voglio soffermarmi oltre su cose che ritengo ovvie tipo questioni di base come “non uccidere” oppure “ non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”.
Però, io credo che se vivi la tua vita, se provi a crescere e quindi a scegliere, allora ti accorgi che di strade, di momenti complessi in cui non è scontato che in una strada ci sia solo bello e bene e nell’altra solo male e cattiveria ne incontri tante. Ed è allora che impari.

Non cancelli niente, ovviamente, i soliti condizionamenti, i soliti sensi di colpa. Ma impari a dover scegliere ed impari che dipendi in fondo solo da te. Che la tua vita è solo tua e che alla fine della fiera, l’unica persona con cui fino in fondo devi rapportarti sei tu ed è già abbastanza difficile così, almeno per me.
Per cui, se riesci ad avere presente questo e riesci a fare o dire qualcosa che qualcun altro ferisce ma senti che è l’unica cosa che puoi fare o dire perché è “giusta” per te e riesci ad assumerti la responsabilità anche e soprattutto del tuo dolore – che fa un male cane -, allora significa che sei cresciuto davvero.
Oggi io credo che se ci sono delle cose “più importanti” per me, non penso di non doverle né poterle fare.
Credo sia piuttosto un dovere verso me stessa, percorrerle.

Certo, ho notato che molte persone naturalmente non fanno più parte della mia vita ma ora so che dipende anche da questo.
Si è più soli quando si cresce.

sealone

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