FRIDA. Operetta amorale a fumetti.

Cercavo dei regali, ma non ho resistito e l’ho comprata per me.

Vanna Vinci con 24ORE CULTURA ha pubblicato questa graphic novel su Frida Kahlo, io l’ho vista appoggiata su un leggio di legno in libreria, tutta incelofanata, mi stava chiamando e io semplicemente ho risposto e l’ho comprata.

In un dialogo con la sua fedele amica/alterego – la morte – costante “compagna di vita”, Frida racconta la sua storia, fornendo dettagli minuziosi, senza precludere niente, neanche il più piccolo e, agli occhi dei più, scabroso aspetto.

Vanna Vinci offre un  rispettoso ritratto dell’artista attraverso disegni e colori fedeli allo stile e all’atmosfera delle sue opere, con dialoghi netti, senza inutili pudori.

Io Frida me la immagino così come viene raccontata.

Una donna tormentata e bella proprio perchè immersa nel suo tormento. Desiderosa di esserci, con una fame di vita così grande da resistere alle storture del suo corpo, al dolore lancinante, alle cure quasi sempre fallimentari. Profondamente libera, fedele e onesta con se stessa, così in grado di spingersi fino in fondo e di guardarsi in faccia sempre, senza fingere. Alla costante scoperta dei propri limiti, sempre con la volontà di accettarli, di superarli, di conviverci. Non riesco mai a vedere gli aspetti indecenti o violenti della sua personalità, per me è solo un gran bell’esempio di Donna e di essere umano.

Frida sa accettare la morte, la guarda in faccia e ci parla. Vanna ce le racconta così, immerse in un dialogo costante, la morte si trasforma da nemico da temere a entità familiare e digerita. Da altro da sè, a un’altra sè, fino a fondersi in una sola entità. Frida l’ha incontrata da ragazzina nell’ incidente di cui porterà le conseguenze fino alla fine della sua vita, l’ha vista quando si è portata via con sè i suoi feti, l’ha vissuta nel cuore e ha dovuto venirne a patti, attraverso l’ amore per un uomo che profondamente voleva diverso, ma che comunque non si è potuta mai negare.

Ho ripensato ancora una volta a quanto siano più interessanti le vite tormentate, a come i più grandi geni in ogni ambito abbiano vissuto vite difficili, abbiano dovuto affrontare dolori di varia natura e siano comunque riusciti ad esprimersi e a lasciarci tesori.

Un tempo anelavo alla perfezione. Negli anni provo sempre di più un’irresistibile fascinazione per questo genere di tormenti, per le persone che risolvono e si riscoprono un po’ nuove, che vincono battaglie, che sanno guardare in faccia i propri limiti, superare il ribrezzo e trasformarlo verso una nuova espressione di sè. La perfezione invece non parla, non ha nulla da dire.

In Frida trovo interessante la sua spinta costante verso il suo mondo interiore e il suo volerlo mostrare, Frida annulla la distanza tra il dentro e il fuori, fino a farli combaciare.A Frida non interessa lanciare messaggi politici, nè impartire lezioni di vita. Nei suoi quadri dice eccomi, nuda. Non c’è volontà di suscitare reazioni, c’è la sua personale necessità di guardarla anche da fuori la sua realtà, le sue ferite e la sua straripante emotività.

Grazie Frida. Grazie Vanna.

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