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Istantanee

Il no

Bar con un’amica, oggi pomeriggio verso sera. Chiacchiere.

Mi giro e accanto al nostro tavolo c’è una vecchia seduta. La noto perchè è sola e non posso fare a meno di continuare a guardarla per i dettagli che scopro via via.

Ha un pile rosso, calzoni della tuta blu. Fuma, sta seduta ma non ha ordinato niente. L’unica cosa che fa è guardare davanti a sè, nel vuoto, con il suo sacchetto della spesa sul tavolino con dentro il detersivo per i panni al bicarbonato.

Fuma e trema, dice di no con la testa e guarda davanti a sè. E poi continua a tremare con le occhiaie visibili di chi dorme poco e male. Occhi acquosi, viso stanco, rughe, bel volto ma ormai troppo segnato, e il continuo ondeggiare della testa in un no. Pensava? Parlava tra sè e sè? Non parlava affatto e aveva solo un problema fisico?

Distolgo lo sguardo dalla sua faccia, guardo in basso e noto che ha le gambe incrociate e ai piedi dei gambaletti color carne e delle ciabatte infradito. A quel punto sorrido perchè penso che allora non sono solo io che porta le calze con le ciabatte infradito, come un giapponese.

Finisce la sua sigaretta, MS credo, si alza, prende la borsa di plastica e se ne va, ondeggiando, precaria.

Mi mettono tristezza i vecchi soli. Provo compassione per i vecchi che hanno evidenti i segni della loro vecchiaia.

Ma ancora più forte, il senso di vuoto per l’indifferenza dell’intorno, della cameriera che non ha preso l’ordinazione, del passante che ha urtato mentre si alzava per andarsene, dei tre tizi seduti al tavolino vicino che guardavano anzi me e la mia amica. Non le hanno rivolto neanche uno sguardo.

Lei se n’è andata, di spalle, ondeggiando.  Girato l’angolo,  è sparita.

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